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michele alberto

ARONA-21-9-2016- “Vivo in una vecchia una roulotte e l'inverno si avvicina”. “Vivo in un androne in centro storico, ho bisogno di soldi per ritornare in Sud Africa dove abita la mia famiglia”. Sono le storie di Michele e Antonio, due vite diverse alle spalle che ora vivono nell'emarginazione e nella povertà. Michele 52 anni, aveva un'impresa di imbiancature, ma poi guai fisici e vicissitudini famigliari hanno fatto franare la sua vita. “Da tre mesi vivo in una piccola roulotte in Corso Europa, sono cardiopatico, ma farei qualsiasi lavoro. Qui vengono a trovarmi delle persone, mi offrono aiuto e cibo, ma ho bisogno di un lavoro, farei qualsiasi attività. E di un tetto, anche un sottoscala per dormire. Vorrei rientrare a casa mia a Paruzzaro. Sono nato e vissuto ad Arona, ma il Comune non è stato in grado di aiutarmi. Mi ha offerto un posto letto in una comunità a Villadossola, un assurdo. Ora si avvicina l'inverno, non ho un vero bagno, nella roulotte, che è anche malconcia, fa freddo. Di giorno vado alla mensa Nondisolopane, di sera mi arrangio con un pasto frugale”. Antonio, classe 1959, da tre anni vive come un profugo, “passo da una stazione ad un sottoscala, ma non è sempre stato cosî. Sono stato guardia giurata e poi per 30 anni ho lavorato come vigilante nell'ambito delle sicurezze e del settore scorte in giro per il mondo. Ho una famiglia in Sud Africa e lì stavo bene, si vive con poco. Mi hanno richiamato in Europa per un contratto che non è andato a buon fine e non ho avuto più soldi per rientrare in Africa. Mi servirebbero 5100 euro per il viaggio e per le pratiche, ma non li ho”. Così Antonio ha iniziato la sua discesa nell'abisso. “Ho vissuto tra Reggio Emilia, Bologna e Brescia, sempre nel nord Italia. Giro con un manganello perchè dormire all'aperto è sempre pericoloso. Ho chiesto un lavoro ovunque, inutilmente. Così ora sono tornato ad Arona, dove ho abitato in passato. I servizi sociali mi hanno offerto un posto a Villadossola, ma non ci voglio andare, non è una soluzione. In quelle comunità ci sono tanti delinquenti, io sono incensurato. Il sindaco si è interessato al mio caso, ma nessuno mi ha offerto nulla, come ad esempio qualche giornata in albergo dove ogni tanto, con i soldi che raccolgo dalla bontà della gente che passa in Corso Cavour, mi vado a lavare e dormo per una notte in un letto decente. Giovanni Vesco, dirigente dei servizi sociali: “case non ne abbiamo e non sono residenti. Abbiamo offerto posti di accoglienza a Borgomanero e Villadossola, ma non li vogliono. Per l'albergo lì destiniamo i residenti, specie se con minori".

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