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VERBANIA - 29-05-2021 -- Due tornano liberi da subito, il terzo lascia il carcere per gli arresti domiciliari. È arrivata all’incirca alle 23,30 di oggi, al termine di una lunga e convulsa giornata, l’ordinanza con la quale il gip Donatella Banci Buonamici ha deciso sui tre fermi operati mercoledì dalla Procura di Verbania a seguito della svolta nelle indagini della tragedia della funivia di Stresa.

Gabriele Tadini, il caposervizio che ha ammesso d’aver manomesso i freni d’emergenza della cabina schiantatasi al suolo domenica con 15 persone a bordo, s’è visto confermare la misura cautelare, trasformata però da reclusione in arresti domiciliari nella sua abitazione di Borgomanero.

Il magistrato non ha invece ritenuto sussistenti a carico degli altri due indagati, il proprietario e l’amministratore delle Funivie del Mottarone Luigi Nerini, e l’ingegnere biellese Enrico Perocchio - direttore d’esercizio, i gravi indizi di colpevolezza che giustificano il fermo e li ha quindi rimessi in libertà.

I fermi erano stati disposti all’alba di mercoledì, dopo le prime ammissioni di Tadini, interrogato nella caserma dei carabinieri di Stresa dal procuratore capo Olimpia Bossi e dal sostituto Laura Carrera. Perocchio e Nerini erano stati convocati ma, una volta in stazione, non sono stati ascoltati, gli è stato notificato il fermo e sono stati condotti in carcere. Oggi sono stati interrogati, uno dopo l'altro, per circa tre ore ciascuno. Hanno fornito le loro versioni, respingendo le accuse.

Questa decisione nulla cambia per le indagini, che proseguono per accertare, da un lato le modalità e le responsabilità nella manomissione dei freni; e dall’altro per identificare la causa della rottura del cavo traente della funivia, senza la quale la tragedia non si sarebbe verificata.

I primi sopralluoghi dell’ingegner Giogio Chiandussi, il docente del Politecnico di Torino nominato dalla Procura come consulente, hanno appurato che s’è recisa vicino alla cosiddetta testa fusa, a poche decine di centimetri dal raccordo con il carrello della cabina.

Il fatto che i due fermi non siano stati convalidati, non significa che Nerini e Perocchio escono dall’indagine. Restano indagati per i reati ipotizzati dalla Procura, presunti innocenti. Semplicemente il gip -per capirne le ragioni andrà letta l’ordinanza- ha ritenuto che allo stato attuale non vi siano indizi di colpevolezza tali per cui si giustifica la privazione della libertà.

 

 

 

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