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VERBANIA - 30-05-2021 -- L’indagine prosegue e la linea non cambia. Un’intenzionale manomissione dei freni d’emergenza di cui i responsabili della funivia erano a conoscenza (e concordavano) motivata dalla volontà di non fermare l’impianto, rimettendoci tempo e denaro, è la tesi della Procura di Verbania, che indaga sui 14 morti (più un ferito grave) di domenica scorsa.

La decisione del gip di non convalidare due dei tre fermi, non muta l’opinione degli inquirenti. Le ipotesi di reato nel fascicolo seguito dal procuratore capo Olimpia Bossi e dal sostituto Laura Carrera sono, al momento: omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni su lavoro (il reato per cui sono stati chiesti i fermi) e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale.

Quest’ultima è contestata al solo Gabriele Tadini, per il quale il gip ha confermato ieri il fermo, sostituendo alla misura della custodia cautelare in carcere quella dei domiciliari. L’aver omesso nel registro/diario di bordo il problema all’impianto verificatosi domenica e l’inserimento del “forchettone” nei freni d’emergenza è ritenuto dagli inquirenti un falso.

Gli iscritti nel registro delle notizie di reato al momento rimangono tre: il caposervizio della funivia Tadini; Luigi Nerini, proprietario e amministratore della società Funivie del Mottarone; e l’ingegner Enrico Perocchio, direttore d’esercizio, il consulente esterno responsabile della sicurezza.

In questi giorni sono stati ascoltati come persone informate sui fatti gli altri dipendenti della società e i dipendenti di aziende terze che, nei mesi scorsi, hanno effettuato interventi di manutenzione e controlli all’impianto.

Appurato che la cabina è precipitata al suolo perché i freni d’emergenza, manomessi con l’inserimento dei “forchettoni”, non sono scattati quando s’è spezzata la fune traente e l’abitacolo è scivolato a valle lungo il cavo portante accelerando sin oltre i 100 all’ora e letteralmente volando fuori dalle guide, restano da individuare le modalità e le responsabilità di questa manomissione.

Poi c’è un altro aspetto: la rottura, nei pressi della testa fusa, della fune traente. Da che cosa è dipesa? C’erano state avvisaglie? Qual era stato l’esito dei controlli? Queste, e numerose altre, sono le domande cui deve dare risposta l’indagine, che al di là degli interrogatori, sarà in larga parte costruita sull’analisi dei documenti e sulle relazioni tecniche dei consulenti.

La Procura ha già incaricato l’ingegner Giorgio Chiandussi, docente del Politecnico di Torino, che ha effettuato un primo sopralluogo e acquisito documenti custoditi negli uffici della funivia, sotto sequestro da domenica, al pari di tutto l’impianto.

Il prossimo passo degli inquirenti è l’incidente probatorio, cioè un accertamento tecnico irripetibile che va fatto alla presenza degli indagati -gli attuali ed eventualmente altri che dovessero emergere- e dei loro avvocati e consulenti.

Nelle foto: il particolare della fune traente la cui rottura ha innescato l'incidente di domenica al Mottarone.

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