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VERBANIA - 30-05-2021 -- Sui social network le reazioni tendono all’indignazione, quel sentimento di pancia così tipico di questi tempi che si diffonde incontrollato nel web, amplificandosi di condivisione in condivisione e di like in like. “Vergogna, giustizia di m…, schifato d’essere italiano, finisce sempre così, volevo vedere se sulla cabina c’era suo figlio...” sono alcuni dei commenti più ricorrenti sugli ultimi sviluppi della tragedia della funivia.

Il popolo, l’opinione pubblica, così ha accolto la decisione del gip di non confermare due dei tre fermi disposti mercoledì mattina, a poco più di 48 ore dallo schianto della cabina su cui viaggiavano 15 persone.

La ridda di dichiarazioni, di indiscrezioni e il vortice mediatico che una vicenda così tragica ha innescato, ha creato un ampissimo fronte di colpevolisti che hanno visto in Gabriele Tadini, Luigi Nerini ed Enrico Perocchio i già certi responsabili dei fatti accaduti sette giorni fa al Mottarone. Il giudice, parte terza ed elemento di equilibrio tra le posizioni dell’accusa (Procura e polizia giudiziaria) e difesa (indagati e loro avvocati), non ha pronunciato alcuna sentenza, né ha accertato i fatti, ma s’è limitata a esprimersi, all’attuale stato delle indagini, su un provvedimento -la privazione della libertà personale di tre uomini- che ha precise regole codificate dalla legge e che ha uno scopo non punitivo, ma di tutela della giustizia: evitare che i reati si ripetano, che gli indagati alterino le indagini o che fuggano sottraendosi alle loro responsabilità. L’ha fatto sulla base degli atti in suo possesso, sconosciuti all’opinione pubblica, con una valutazione contro la quale ci si può appellare.

Perché questo è il sistema che, giusto o sbagliato che sia, ha modi e tempi forse incomprensibili ai più ma che -certamente sì- sono incompatibili con la “pancia”, cioè col desiderio che quanto accaduto sette giorni fa al Mottarone si cancelli in pochi giorni con il pieno accertamento della verità, delle responsabilità, e con la punizione dei colpevoli.

È questo ciò che sfugge all’opinione pubblica, che questa vicenda è molto più complessa di quanto appaia e che ci vorrà molto tempo prima che possa veder scritta la parola fine. E che non è nemmeno certo verrà svelata per intero, anche se tutti vorremmo che così fosse.

 

 

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