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VERBANIA - 18-08-2021 -- Accusa diffamatoria, se non calunniosa”. Non ha mezzi termini, e rinfocola le polemiche sulla sovraesposizione mediatica del disastro della funivia del Mottarone, il comunicato stampa con cui ieri gli avvocati difensori dei tre indagati (Marcello Perillo per Gabriele Tadini, Pasquale Pantano per Luigi Nerini, Andrea Da Prato per Enrico Perocchio) hanno replicato alla nota diffusa dalla Procura il giorno prima, appena dopo la divulgazione dei video che ritraggono la rottura della fune e lo schianto della cabina, ultimi attimi di vita delle 14 vittime.

Il procuratore capo Olimpia Bossi, nello stigmatizzare la pubblicazione dei filmati, un fatto ritenuto illegittimo ancorché i video non sono coperti da segreto istruttorio, sulle responsabilità di quella violazione aveva, nemmeno troppo velatamente, chiamato in causa i legali delle difese. Così hanno interpretato gli stessi i passaggi del comunicato in cui si evidenziava che quei documenti, agli atti già dal giorno del fermo, siano stati messi a disposizione delle difese e da questi estratti. “Non possiamo sottacere che tutto il comunicato attribuisce, neppure velatamente, la divulgazione di quelle immagini agli indagati e, per essi, ai loro difensori” – scrivono evidenziando di essere “gli ultimi ad avere interesse alla diffusione di quel video che, nella sua drammaticità, è sicuramente rappresentativo dell'ipotesi accusatoria". “Le difese respingono con forza quell'accusa certamente diffamatoria se non calunniosa ed invitano gli inquirenti, a ristabilire un clima di serena dialettica”.

 

 

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