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colmine fabbri

VAL DIVEDRO- 08-05-2022-- Escursione bellissima nonostante la complicazione di doversi organizzare con le auto, come sempre avviene quando il punto di partenza e quello d’arrivo non coincidono. Si percorre dalla vetta della Colmine la grande dorsale a cavallo fra Val Divedro e Valle Antigorio che confluisce verso nord nord ovest nel massiccio del  Cistella dopo oltre cinque chilometri. L’ambiente è austero e stupendo.

GITA N. 73 O 24 GIRO DELLA COLMINE

MARZO 2022

Dislivello: 1200 m. Tempo: 4 h 40'. Sviluppo: 16 km.

Con la consueta pazienza la forte badante porta a spasso sette anziani lungo i sentieri della Colmine di Crevoladossola. La giornata inizia un’ora prima per lo scrivente e per uno dei nostri medici di turno che è anche il progettista dell’escursione odierna. Portiamo un’auto in località Montaiou, presso l’Alpe Baratta, a quota 1300 circa. Siamo sulla strada che da Varzo sale all’Alpe Solcio passando da Coggia e Dreuza. Con la seconda auto scendiamo al bar Gufo’s, in frazione Pontetto di Montecrestese, per l’appuntamento con i verbanesi. Non è finita! Risaliamo, questa volta sulla strada verso l’Alpe Gorta, sotto la Colmine, e parcheggiamo alla palestra di roccia La Valletta, quota 760. I due autisti sono già quasi stanchi e all’arrivo sarà la stessa storia. Nuvoloso, ma asciutto, ahimè!. Non vedremo uno sprazzo di sole né una goccia di pioggia per tutto il giorno.   Lungo la strada asfaltata arriviamo alla Cappella di Puzöi, 798. Seguiamo ancora la strada per un breve tratto ed imbocchiamo il sentiero A09 evidente sulla sinistra. Alle baite di Ceva di Sotto, 980, la prima breve pausa. A Ceva di Sopra, 1050, torniamo sulla strada, ma l’abbandoniamo quasi subito tenendoci a destra per una breve variante consigliata da un profondo conoscitore della zona. Infatti, allungando di poco il percorso, si prospetta la grande occasione di incontrare dei camosci che spesso soggiornano dalle parti dell’Alpe Ginestrin. Dopo una bella baita, direi villa, un ripido e breve canalino, dove si trovano delle cordine utili in caso di neve o ghiaccio, immette in una radura dove non c’è traccia degli ungulati previsti. Ritroviamo la strada, in questo tratto molto ripida, a quota 1100 e la seguiamo fino alle prime baite di Gorta, 1300, e a quelle più alte, 1330. Lasciamo la strada che sale all’Alpe La Prasca e torniamo sul sentiero A09 per un tratto pianeggiante, con baratro sulla sinistra, che conduce ad un breve strappo e ad un’incantevole valletta. Alla nostra destra c’è il sentiero che sale all'Alpe La Prasca. Noi saliamo a sinistra alla Colmine, 1702, che raggiungiamo dopo due ore e venti minuti dalla partenza, soste escluse. Non c’è più l’albero colpito dal fulmine con un grande buco alla base che formava una suggestiva cornice in cui ci si faceva fotografare con la piana dell’Ossola come sfondo. Presso il Bivacco Colmine, dedicato all’Alpino Protti Andrea, ci meritiamo una breve pausa. Qui, all’Alpe Colmine di Fuori, comincia la lunga e spettacolare dorsale fra Divedro e Antigorio che confluisce verso nord nord ovest nel massiccio del  Cistella. C’è un po’ di neve. Passando dall’Alpe Colmine di Dentro, 1648, ci abbassiamo di un centinaio di metri nel fiabesco bosco di abeti, anch’esso colpito dalle tempeste degli anni scorsi. La risalita morbida, con altri brevi saliscendi, ci porta al bivio per l’Alpe Saborsone e Varzo, alla nostra sinistra. Noi proseguiamo diritti, passiamo dalla Croce di Sasso ed arriviamo all’incantevole Alpe Genuina, 1695, dove pranziamo al freddo, perché oggi del sole non c’è traccia (poco meno di un’ora dalla Colmine). Proseguiamo verso nord, alzandoci subito di qualche decina di metri fino al punto più alto dell’escursione. Di qui si scenderà soltanto, con una certa attenzione perché c’è un po’ di neve, a tratti, ma mai più di una ventina di centimetri. Dopo tre quarti d’ora siamo al Passo della Colmine, 1605. Diritti si proseguirebbe per l’Alpe Solcio, ma noi scendiamo a sinistra sul sentiero sempre evidente e senza più neve. A quota 1480 teniamo la destra verso Dreuza – Varzo, lasciando quella che è anche una pista per ciclisti acrobatici. Troviamo i primi faggi e alle subdole pigne si sostituiscono le ancor più subdole foglie. In meno di tre quarti d’ora siamo all’auto parcheggiata al mattino a quota 1300. Dopo quasi un’ora torniamo a recuperare gli altri che, nel frattempo, sono arrivati a piedi a Coggia, 820, dopo sedici chilometri di cammino.

 Gianpaolo Fabbri

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